Nella tana dell’altrove: Calvario in dialogo con Dagon Press

Nella tana dell’altrove: Calvario in dialogo con Dagon Press

Quest’oggi siamo lieti di presentarvi il dialogo avuto con una casa editrice specializzata nel weird e, tra le ormai tante che affollano il panorama della letteratura indipendente italiane, una di quelle che ha raccolto con la più sincera passione e il più vivo trasporto l’eredità dei grandi della letteratura strana di inizio ‘900 – parliamo ovviamente di H.P. Lovecraft, C.A. Smith, Robert E. Howard e altri. Nello specifico, abbiamo scambiato due chiacchiere con Pietro Guarriello, fondatore di Dagon Press e annoverato tra i massimi conoscitori ed esperti di letteratura weird in Italia. Ringraziamo Pietro per la disponibilità.

1) Ciao Pietro, grazie per questa intervista. In primo luogo ti chiediamo di introdurci la Dagon Press. Di cosa si occupa e che tipologie di pubblicazioni predilige?

Grazie a voi per l’opportunità di questa chiacchierata, è sempre un piacere parlare di ciò che ci appassiona. (p.s.: parlo anche a nome di Laura Pratesi, mia partner, e dei nostri collaboratori, per cui rispondo con la terza persona).

La Dagon Press è una piccola realtà indipendente, che sebbene di nicchia esiste ormai da diversi anni, avendo iniziato, dapprima in maniera un po’ incostante e poi con sempre maggiore slancio, nel 2007. Alla base c’è una predilezione pura e anche un po’ ostinata per la letteratura weird e per il fantastico in generale. Non ci muovono logiche commerciali, ma una sincera passione e l’idea di fare un po’ da “baluardo” contro l’uniformità che spesso appiattisce il genere negli scaffali delle librerie. Ci occupiamo quindi principalmente di riscoprire e pubblicare classici dimenticati o poco noti in Italia del weird, dell’horror e della dark fantasy: H.P. Lovecraft è al centro di tutto (non a caso, il nome che abbiamo scelto richiama proprio il dio-pesce del suo primo racconto, e abbiamo iniziato le pubblicazioni proprio con una rivista a lui dedicata: Studi Lovecraftiani), ma siamo anche devoti a classici come Robert E. Howard, Clark Ashton Smith, William Hope Hodgson, Arthur Machen e altri grandi e meno grandi del Circolo di Lovecraft o dell’epoca d’oro del weird tale e di Weird Tales. L’intento è di tradurre opere mai apparse prima in italiano, e a tal fine recuperiamo testi rari, curiamo antologie, romanzi e riviste specializzate, e soprattutto ci piace approfondire la materia con un corredo di documenti e di saggi critici.

Le nostre collane (ormai sono diverse) esplorano l’intero universo della narrativa “di confine”: dal gotico inglese e americano di fine ottocento/primi del Novecento fino ai continuatori più moderni, senza però mai perdere di vista quell’essenza che Lovecraft stesso indicava come il vero cuore del fantastico: il senso di meraviglia mista a terrore di fronte all’immensità cosmica e all’ignoto che ci sovrasta. Quello che ci rende diversi da altri editori, credo, è l’approccio artigianale (e anche un po’ da fanzinari, nel senso buono del termine) che si estrinseca in tirature e distribuzione limitate, spesso limitatissime e finanche clandestine (alcuni titoli li tiriamo in sole 100 copie), ma anche nella grande cura filologica verso i testi, con apparati critici ricchi (introduzioni, note, bio-bibliografie, saggi), e la volontà di costruire negli anni una piccola “biblioteca ideale” per i cultori del weird in Italia. Quindi non libri commerciali, ma per collezionisti e cogniscenti del genere. In un’epoca come la nostra – con tutte le sue crisi, l’alienazione digitale, le paure ecologiche e collettive – il weird non è più solo evasione: è anche uno strumento per guardare in faccia le inquietudini del nostro tempo. E allora noi, senza contare le avversità (e ce ne sono!) continuiamo a scavare, a tradurre e a pubblicare, convinti che serva ancora, forse più di prima, portare alla luce certi tesori dimenticati.

2) Una delle caratteristiche di Dagon Press è quella di dare spazio ad autori straordinari ma molto meno noti al grande pubblico rispetto ai vari Lovecraft o altri. Ci viene da pensare a Henry Kuttner o a Dick Donovan, ad esempio. Ti va di raccontarci in che modo questi autori incredibili abbiano contribuito a plasmare l’immaginario che oggi permea la letteratura di genere?

Assolutamente sì, è una delle cose che più ci gratifica portare alla luce anche autori che, pur non essendo “caposaldi” come Lovecraft o Machen, hanno lasciato un segno nel weird e nell’horror, anche se poi per molte ragioni sono rimasti nell’ombra. Prendiamo proprio gli esempi citati, Henry Kuttner e Dick Donovan: due figure affascinanti, ognuna a suo modo pioniera.

Partiamo da Kuttner, autore americano molto prolifico tra la fine degli anni ‘30 fino ai ‘60, amico personale di Lovecraft e Clark Ashton Smith. A lui (e a sua moglie Catherine L. Moore, scrittrice straordinaria) abbiamo dedicato l’intero n. 12 della rivista Zothique, dove oltre a saggi e documenti inediti abbiamo tradotto anche alcuni rarissimi racconti della sua prima produzione, oggi pressoché sconosciuti anche al pubblico americano (uno dei racconti che abbiamo presentato nel numero, “Lo strano caso del signor Geech”, non è presente neppure nel completissimo catalogo bibliografico dell’ISFDB- Internet Speculative Fiction Database). Kuttner ha contribuito in modo significativo al genere, e anche all’espansione dei Miti di Cthulhu, quell’universo cosmico di antichi orrori che Lovecraft aveva inaugurato, e non è un caso che venga considerato un “continuatore” essenziale del suo Circolo. A nostro avviso è un autore importantissimo, che ha contribuito a trasformare e modernizzare l’horror, la fantascienza e anche la fantasy (basti pensare solo al ciclo di Fafhrd e del Gray Mouser, o a quello di Elak di Atlantide, pura sword & sorcery con elementi lovecraftiani), influenzando profondamente autori come Ray Bradbury o Richard Matheson. Eppure oggi è stato quasi dimenticato. Ma non da noi… e a lui sicuramente ritorneremo!

Nel nostro catalogo ha trovato posto di recente anche Dick Donovan (pseudonimo di J.E. Preston Muddock), uno scrittore vittoriano incredibilmente prolifico al tempo (scrisse quasi 300 storie e 28 romanzi!), di cui abbiamo avuto il piacere di pubblicare di recente La donna dagli occhi oleosi, un dittico di due novelle tradotte per la prima volta in italiano. Donovan è stato un precursore del mystery-horror: i suoi “Tales of Terror” (1899) mescolano crimine reale con l’uncanny, il mistero con l’arcano; le sue storie di assassini, fantasmi e ossessioni precedono Doyle e Sherlock Holmes, e per un periodo furono altrettanto popolari. In un certo senso, ha plasmato l’immaginario del genere introducendo l’elemento “psicologico” nel terrore: non mostri espliciti – o non solo – ma anche inquietudini umane, ipnosi maligne… e donne enigmatiche con “occhi oleosi” che simboleggiano il male che si insinua nella realtà quotidiana. Insieme ad autori come Machen o Blackwood (comunque dei giganti inarrivabili) Donovan ha influenzato il gotico tardo-vittoriano, e indirettamente il pulp horror del Novecento, preparando il terreno per gli orrori psicologici a seguire.

E non possiamo non citare altri tesori che abbiamo recuperato, presenti nel nostro catalogo. Autori come Frederick Cowles, con la raccolta L’Orrore di Abbot’s Grange (un’ampia selezione italiana dei suoi racconti, uscita nel 2025). Cowles, che fu un bibliotecario inglese nel primo Novecento, scriveva storie di fantasmi classici ma con un tocco weird: case infestate, antiche maledizioni, presenze che strisciano nell’ombra. I suoi racconti evocano un terrore sottile che ha la sua base nel folklore britannico, e mostrano come l’orrore possa annidarsi anche nei luoghi rurali, un’idea che oggi vediamo in tanto folk horror contemporaneo.

Oppure pensiamo a un autore come Joseph Payne Brennan, maestro del weird americano post-Lovecraft, cui abbiamo già dedicato una prima raccolta (e una seconda è in arrivo). Con storie come “Slime” o “Canavan’s Back Yard”, Brennan ha rivisitato l’orrore cosmico in forme minimali e claustrofobiche; è stato peraltro un’influenza sotterranea ma potente sugli scrittori horror moderni come Stephen King (che gli ha dedicato il suo Dance Macabre), soprattutto quelli che privilegiano l’atmosfera alla spettacolarità.

Un’altra, recentissima uscita che ci riempie di orgoglio è La casa sinistra di Leland Hall, un romanzo di fantasmi e case infestate uscito originariamente nel 1919 e rimasto nell’oblio per oltre un secolo, e che ora grazie alle ricerche del nostro sodale Bernardo Cicchetti (che cura per noi la collana “I Magri Notturni”, e non solo) abbiamo portato per la prima volta in Italia proprio all’inizio di questo 2026. Hall, figura misteriosa del fantastico americano, mescola elementi classici della haunted house con una tensione psicologica profonda: non solo presenze spettrali, ma un male che erode dall’interno la mente e le relazioni umane dei personaggi coinvolti. Questo suo approccio ha precorso di decenni romanzi come The Haunting of Hill House di Shirley Jackson, mostrando come l’orrore domestico possa essere più devastante di qualsiasi mostro esterno.

Insomma, autori come questi che ci pregiamo di avere nel nostro catalogo non sono solo “tesori dimenticati”, ma costituiscono l’essenza stessa del weird, le cui inquietudini tematiche oggi vediamo riflesse in tutto, dal cinema all’eco-horror apocalittico. È per questo che la Dagon Press continua a scavare e a ricercare tra le pieghe inesplorate del genere: per mostrare come anche questi “minori” siano in realtà dei giganti, spesso occultati, capaci di rivelare abissi narrativi che ancora oggi fanno rabbrividire e riflettere.

3) Oltre a libri e antologie, tra le vostre pubblicazioni si annoverano riviste cartacee come “Weird” o “Zothique”. Si tratta, a nostro parere, di realtà importanti in quanto non solo presentano veri e propri studi sulla letteratura weird ma finiscono col creare commistioni tra autori contemporanei (anche italiani) e penne leggendarie della letteratura anglosassone. Parlaci un pochino di questa branca delle pubblicazioni di Dagon Press.

Sì, le riviste rappresentano una delle parti più incisive e dinamiche del progetto Dagon Press, e sono felice che lo abbiate notato: per noi non sono semplici “contenitori”, ma dei veri e propri laboratori letterari che servono (a noi in primis) per dare sfogo alla nostra passione, e poi per divulgare, promuovere e tenere in vita il weird come genere necessario e importante.

ZOTHIQUE è la nostra rivista “ammiraglia”, dedicata esclusivamente alla narrativa e alla cultura weird, quindi fa incursioni in tutte le branche del fantastico, dall’horror al fantasy, dal gotico alla fantascienza ecc. Nata ormai diversi anni fa (il primo numero risale al 2017), ha toccato la vetta dei 22 numeri ed è diventata un punto di riferimento per chi è in cerca di approfondimenti, curiosità e buone letture. Ogni uscita è un mix che cerchiamo di tenere equilibrato: da un lato ci sono saggi critici, articoli, studi filologici e speciali sui grandi autori del passato (spesso facciamo uscire speciali monografici, come quelli su Robert E. Howard – ben tre i numeri a lui dedicati, con numerosi inediti –, Bram Stoker, Clark Ashton Smith, William Hope Hodgson, Stefan Grabinski, Mary Shelley, Thomas Ligotti ecc.), senza escludere figure pulp semidimenticate o del tutto sconosciute ai lettori italiani, come David Keller, Francis Flagg, Frank Belknap Long o  Richard S. Shaver; dall’altro proponiamo racconti inediti o riscoperti, sia classici dimenticati che opere di autori contemporanei. Proprio qui si crea quella commistione che dite voi: pubblicando fianco a fianco penne leggendarie anglosassoni e voci italiane moderne (o internazionali meno note), mettendo così in dialogo epoche e autori anche diversissimi tra loro.  

Poi c’è WEIRD, il cui sottotitolo dice già tutto: “il fantastico e lo strano in letteratura”. È la nostra rivista più “giovane” (in realtà è un vero e proprio libro, ispirato nel formato e nello stile alle antologie paperback americane degli anni Settanta-Ottanta) e forse più visionaria, partita nel 2024 e, da trimestrale, arrivata oggi al numero 8. È concepita quindi come una rivista-libro, con un formato curato e maneggevole: dentro si trovano racconti inediti dalle migliori penne del genere, sia classici riscoperti sia autori contemporanei italiani e internazionali, che scegliamo personalmente. Qui l’aspetto della commistione dei generi è ancora più evidente: un numero può ospitare un racconto lovecraftiano dimenticato, tradotto per la prima volta, accanto a una storia weird moderna di un autore italiano emergente, il tutto corredato da accurate biografie finali che analizzano ogni aspetto dell’opera degli autori in esame. WEIRD è quindi un contenitore di “storie strane”, e per com’è stata concepita fa un po’ da ponte tra il “vecchio” weird, quello di stampo classico, e le sue evoluzioni attuali. Per farla breve, queste riviste sono il cuore pulsante della Dagon Press: luoghi di scoperta, di contaminazioni ma anche di riflessione, dove il passato illumina il presente e viceversa.

4) Anche tra i racconti apparsi sulle riviste succitate, spesso e volentieri, troviamo delle vere e proprie chicche. Scritti perduti o misconosciuti di scrittori americani e non che non erano mai stati pubblicati o comunque riscoperti dopo molto tempo. Come avviene quest’opera di archeologia letteraria?

Qui si tocca uno degli aspetti che più amiamo del nostro lavoro: questa “archeologia letteraria” è infatti la parte più avvincente e appagante, per quanto ci riguarda, cioè andare “a caccia” di autori e opere meritevoli che nessuno, o quasi nessuno, pubblica più e che solo pochi specialisti conoscono. Nella nostra curatela di ZOTHIQUE e WEIRD ci occupiamo proprio di questo: recuperare scritti perduti, testi mai tradotti in italiano o opere dimenticate da decenni. Da parte nostra ci avvantaggiamo di una profonda conoscenza del genere, alimentata dalla passione e coltivata in oltre quarant’anni di letture, ricerche e collezionismo. Andiamo a spulciare vecchi cataloghi, repertori bibliografici specializzati, libri e riviste di critica, references di ogni genere, seguendo attentamente non solo il mercato italiano ma soprattutto quello inglese/americano, francese e spagnolo. Ma la nostra più grande risorsa è la nostra biblioteca personale, che consta ormai di migliaia di volumi, riviste pulp originali, fanzine americane e inglesi, antologie rare e edizioni limitate accumulate nel tempo, andando sempre a caccia delle versioni più corrette e filologicamente complete, che non di rado sono quelle a tiratura limitata o piccolissima di editori di nicchia, o delle fanzine per specialisti. Oggi, peraltro, gran parte di questo lavoro di ricerca viene agevolato anche dai repertori on-line e dai siti specializzati, anche se alla fine la differenza la fa l’occhio allenato: sapere dove cercare e riconoscere subito il valore o l’importanza di un testo sconosciuto. In pratica, oltre a essere necessaria una profonda conoscenza del genere, si deve anche sapere dove andare a cercare. Ad esempio, per il numero più recente di Zothique, dedicato a Mary Shelley, siamo riusciti a scovare e tradurre per la prima volta in italiano una sua magnifica e sconosciuta ghost story, un racconto davvero notevole che era stato ristampato sola una volta, in America, in una piccola edizione di sole 200 copie, che abbiamo avuto la fortuna di procurarci anni fa.

C’è da dirsi che in queste cacce letterarie mi tiene testa Bernardo Cicchetti, amico e collaboratore della Dagon Press fin dall’inizio, che è un altro grande esperto e collezionista del genere, un traduttore di lunga data (ha lavorato con Fanucci, Castelvecchi, Mondadori e tante altre realtà editoriali) e un fine intenditore, oltre a essere una persona squisita (anche se non ci siamo ancora mai incontrati di persona, data la distanza!), e grazie a lui siamo riusciti a portare in Italia libri rarissimi, che oggi sono diventati dei veri e propri oggetti di culto, data anche la limitata tiratura: mi riferisco a titoli come Lukundoo e altre storie di Edward Lucas White, Racconti Grotteschi di L.A. Lewis, Cheetah! di Christopher Blayre o La Croce di Carl di Walter Owen, volumi ricercatissimi oggi dagli appassionati.

È principalmente questa l’attrattiva delle nostre pubblicazioni: presentare non solo narrativa weird di qualità, ma offrire delle vere scoperte, testi che altrimenti rischierebbero di restare sepolti per sempre. Insomma, non ci limitiamo a riproporre il già noto: cerchiamo di allargare davvero la mappa del genere in Italia, un tassello alla volta.

5) Ultima domanda: cosa ci aspetta nel futuro di Dagon Press, vuoi (puoi) darci qualche anticipazione sulle prossime uscite?

Le cose che bollono in pentola sono tante… Nell’immediato futuro usciranno un paio di antologie di racconti a tema, poi una collettanea di racconti dai primissimi numeri di Weird Tales, a cura di Antonio Cuono; ma qui non ci limiteremo a tradurre semplicemente i racconti: scaveremo invece a fondo nella storia della rivista, degli autori e degli illustratori che l’hanno resa grande. Ci sarà quindi anche una storia dietro le storie, un’occasione per scoprire cose curiose, e trovare cultura anche nella letteratura popolare.

Sempre dalle pagine ingiallite di Weird Tales, abbiamo recuperato una serie di racconti di Thorpe McClusky, uno degli scrittori a torto dimenticati, che vedono all’opera due poliziotti investigatori dell’occulto, con storie davvero fantasiose, originali e piene di sense of wonder.

Ma senza fare troppi spoiler, vi lascio alcuni nomi sui quali stiamo lavorando e che, a tempo debito, torneranno o entreranno nel nostro catalogo: Marjorie Bowen, Joseph Payne Brennan, Carl Jacobi, Frank Belknap Long, Vernon Lee, Lord Dunsany… solo per citare i più conosciuti!

 

La redazione di Calvario coglie l’occasione per fare i complimenti a Dagon Press per il coraggioso, importante e magnifico lavoro che porta avanti nel panorama editoriale italiano e per ringraziare ancora una volta Pietro per la disponibilità e per l’interessante dialogo. 

Share this post