La letteratura del meraviglioso: Calvario in dialogo con Yorick Fantasy Magazine

La letteratura del meraviglioso: Calvario in dialogo con Yorick Fantasy Magazine

Quest’oggi siamo lieti di presentarvi il dialogo avuto con una realtà editoriale che da quasi quarant’anni propone racconti, saggi, poesie (e non solo) sulla letteratura fantastica, weird, del meraviglioso. Nello specifico, abbiamo scambiato due chiacchiere con Andrea Gibertoni, figura storica (quasi “mitologica”) del cosmo letterario weird e fantastico del nostro paese, nonché collaboratore e editor per diverse case editrici. Ringraziamo Andrea per la disponibilità.

1) Ciao Andrea, grazie per essere qui con noi oggi. Partiamo dalle origini: come e quando è nata Yorick e, seguendo il percorso della sua lunga storia, come potremmo definire oggi Yorick Fantasy Magazine? Qual è il tuo ruolo all’interno della rivista?

Ciao a tutti voi e grazie per avermi invitato a fare due chiacchiere su Calvario, cogliendo innanzitutto l’occasione per farvi i miei complimenti per il vostro lavoro e per i tanti autori e autrici che mi state facendo conoscere grazie ai racconti che pubblicate.
Dunque, riassumere in poche righe la storia editoriale di Yorick non è cosa semplice, visto che stiamo parlando di una realtà che il prossimo gennaio festeggerà il traguardo dei 40 anni di attività, ma ci provo volentieri.
L’idea nacque, come spesso capita in questi casi, da tre ragazzi che si conoscevano dai tempi della scuola e che condividevano passioni simili: Massimo Tassi, Massimo Davoli e Dario Tedeschi, a cui si aggiunse poco dopo Lorenzo Mussini.
Così, dopo qualche piccolo tentativo – nello specifico, un fascicoletto che trattava del mitico concerto dei Simple Minds che si tenne al Palasport di Reggio Emilia nel febbraio del 1986 – decisero di fare il grande passo e fondarono Yorick, ispirandosi per il nome alla nota scena shakespeariana in cui Amleto interroga il teschio del defunto giullare di corte.
Nacque così una rivista orgogliosamente amatoriale, animata da sincera passione ma che poteva contare sulle diverse competenze dei propri membri: chi studiava grafica, chi lavorava già in redazioni giornalistiche, chi sapeva gestire i conti, e così via. Già da questo si evince che pur essendo alle prime armi, non si trattava certo di gente improvvisata.
Il primo storico numero, come detto, uscì nel gennaio 1987. Un’era geologica fa se ci pensiamo bene, soprattutto se ci sforziamo di immaginare le difficoltà nel reperire informazioni e testi in un mondo in cui molte volte bisognava ricorrere al sapersi “arrangiare”. Basti solo dire che internet all’epoca era parecchio al di là da venire e che per mantenere i contatti si era spesso costretti ad affidarsi alla vecchia corrispondenza cartacea o a lunghe telefonate, con evidenti ricadute sui tempi di lavorazione e sulle bollette di casa.
Fin dall’inizio però questi ragazzotti della provincia emiliana si impegnarono nella folle impresa di contattare alcune persone al di là della Manica o dell’Oceano per poter ottenere il permesso di tradurre e pubblicare testi inediti che in Italia ancora non erano arrivati.
Cosa veramente incredibile, ci riuscirono.
Glen Lord, che all’epoca curava i diritti di Robert Howard per la Conan Properties di New York, rimase conquistato dalla genuina sfacciataggine di questi giovani italiani e alla fine li prese anche in simpatia, se è vero che cedette loro alcuni inediti del Bardo di Cross Plains e, anche in un futuro successivo, avrebbe continuato a mantenere vivo l’accordo, fino alla sua dipartita.
Da lì in poi si parla di grandi riconoscimenti (Yorick ha vinto complessivamente tra il 1988 e il 2004 qualcosa come 25 Premi Italia, nelle diverse categorie), organizzazione di eventi e incontri con gli appassionati un po’ in tutto lo Stivale, da Courmayeur alla Puglia, e una fiamma che ancora oggi non accenna a volersi spegnere.
Riguardo al mio ruolo, io inizio il mio percorso con Yorick a partire dal 2015 circa, prima come semplice collaboratore (partito dal bassissimo: correzione bozze, impaginazione, revisioni) e poi come organizzatore de La Notte del Weird, manifestazione che si svolge ogni anno a fine settembre – siamo giunti ormai alla 12esima edizione – e che prosegue col contributo fondamentale di Yorick.
Al momento mi occupo in particolare di scrivere articoli e brevi saggi, inoltre mi dedico all’editing dei racconti che vengono poi pubblicati nelle varie uscite. Personalmente, ritengo quello di Yorick un ambiente formativo e molto stimolante e dove ho avuto, e ho tuttora, la possibilità di imparare cose sempre nuove e confrontarmi con persone che trattano queste tematiche da tantissimo tempo con grande pertinenza e che possono offrire tanto anche da questo punto di vista.
Non dimentichiamo infine che Yorick, nel corso degli anni, è stata un’importante “palestra” per gente come Michele Tetro, Pietro Guarriello, Paolo Tosini, Carlo Baja Guarienti, Alessandro Bani, fino ai compianti Claudio De Nardi ed Elvezio Sciallis; oltre a tanti altri che oggi si occupano di fantastico a vario titolo.

2) In che modo, quindi, Yorick si posiziona nell’attuale panorama editoriale italiano e perché questa sua identità atipica è così importante oggi più che mai?

Credo che la grande fortuna di Yorick sia da sempre quella di essersi saputa rinnovare e adattare al trascorrere del tempo e ai gusti del pubblico che, inevitabilmente, sono mutati anch’essi. Tutto questo, è bene sottolinearlo, senza mai venire meno allo spirito originario che caratterizzava i soci fondatori o “Grandi Antichi”, come ci divertiamo a chiamarli noi, più giovani ma non di molto.
Sono profondamente convinto che non si tratti di una fortunata coincidenza se la rivista sia arrivata a questi livelli di longevità, cosa davvero rara, specialmente in Italia.
Una rivista che all’occorrenza ha saputo cambiare pelle, al netto anche di momenti non certo facili e decisioni sofferte, e ritengo che al direttore Massimo Tassi vada riconosciuta una straordinaria coerenza: anche quando sarebbe stato più facile mollare tutto, ad esempio, ha saputo prendersi le dovute pause e abbassare i giri pur mantenendo sempre acceso il motore.
In tutto questo oggi possiamo dire che Yorick, grazie anche ad alcuni nuovi innesti – un nome su tutti Mauro Corradini, ex editore e grafico di grande esperienza e capacità – stia vivendo una sorta di “nuova giovinezza”.
Hai parlato di identità “atipica” e non potrebbe esserci definizione più azzeccata. Molti infatti continuano a vedere, ma anche a identificare, Yorick come “casa editrice”: posso comprendere l’equivoco, ma non c’è nulla di più errato.
Si tratta infatti di un’associazione culturale non a scopo di lucro, che incorpora al suo interno un vasto numero di persone e di realtà affini. Questo comporta che non siamo di fronte a una rivista o magazine, come avveniva qualche decennio fa, ma un marchio che pubblica libri, così come può organizzare o supportare mostre d’arte, partecipare a eventi a tema e tanto altro. Cambiare pelle, come ti dicevo prima.
Naturalmente così facendo ci si può anche permettere di incamerare maggiori risorse (che vengono poi reinvestite in nuovi progetti: noi non ci mettiamo in tasca una lira, nel caso servisse specificarlo) senza tuttavia esser costretti a seguire i consueti step a cui devono giocoforza sottoporsi le case editrici tradizionali, dal numero delle uscite annue, alle presentazioni, al lavoro di promozione.
Si fa tutto quando si può e quando si riesce. Quel che non si può fare oggi, lo si farà tra un mese o il prossimo anno, non importa.

3) Insieme ad alcune altre realtà editoriali, Yorick opera un importante lavoro di archeologia della letteratura weird. Puoi citarci qualche opera che, attraverso la pubblicazione, è così emersa dall’oblio?

Intanto ti ringrazio di questo riconoscimento, dopodichè aggiungo che in un panorama nazionale del fantastico in cui assistiamo ad uscite quasi settimanali, spesso molto interessanti, diventa necessario anche per una realtà molto piccola come la nostra, cercare di mantenere una propria identità. In quest’ottica Yorick ha sempre deciso di distinguersi a modo proprio con un grande numero di pubblicazioni e talmente diverse che farei fatica a consigliare una cosa piuttosto che un’altra. Si va dai leggendari lavori dedicati ai grandi protagonisti dell’epoca gloriosa di Weird Tales come “Lovecraftiana” e “Ombre dal Cosmo” incentrati rispettivamente su Lovecraft e Clark Ashton Smith, fino alle stuzzicanti uscite raccolte nei “Taccuini di Yorick” o alla serie a puntate di ambientazione distopica “Cthulhu Invasion”.
Se proprio devo però, mi sia permessa una punta di egoismo, devo dire che dal punto di vista personale sono molto fiero di due delle ultime “creature” a cui ho lavorato.
Una è “H.P. Lovecraft – Necropoli del tempo”, sorta di concept che punta l’obiettivo sull’ipotetico e teorizzato viaggio in Italia del Sognatore di Providence. Una vasta miscellanea in cui, oltre a interventi critici di notevole spessore (Pietro Guarriello, J.F. Morton, Stefania Ferrari) abbiamo avuto anche l’onore di ospitare alcune tra le più apprezzate penne italiane del fantastico: Luigi Musolino, Nicola Lombardi, Lucio Besana, Maico Morellini, Maddalena Marcarini, Carlo Baja Guarienti, Andrea Berneschi, solo per citare qualche nome, ci hanno donato splendidi racconti inediti scritti apposta per l’occasione.
L’altra è un’uscita più recente, risalente al settembre scorso e sto parlando di “Fantastico Pier Carpi!”, volume che ho curato insieme a Mauro Corradini, che colgo l’occasione per ringraziare ancora, dedicato interamente alla controversa ma assai affascinante figura dello scrittore, regista, fumettista ed esoterista (e chissà quanto altro!) caduto in un ingiusto dimenticatoio nel corso degli ultimi decenni. Anche qui sono da rimarcare i preziosissimi contributi di Paolo Di Orazio, Maico Morellini, Alessandro Bonet, Paolo Tosini, oltre a numerosi scritti dello stesso Pier Carpi, recuperati in un’affannosa ricerca durata più di cinque anni. Dulcis in fundo, ci tengo a segnalare l’immutata filosofia secondo cui Yorick è sempre alla ricerca di nuovi talenti e collaborazioni: in questo frangente, ad esempio, la copertina del libro è opera di Elisa Borghi, illustratrice giovanissima e assai dotata.

4) Ultimamente state partecipando a moltissime fiere e manifestazioni dedicate a un certo tipo di letteratura. Ovviamente, eventi di questo tipo danno anche modo di parlare con editori, autori e appassionati e di avere un necessario confronto che oltrepassa la separazione data dagli schermi e dal digitale. Come vedi, dunque, il mondo della letteratura fantastica indipendente italica? Condividi con noi qualche tua riflessione.

Andando per ordine, Yorick ha ripreso solo di recente a partecipare ad eventi e convention a livello locale e nazionale, se escludiamo l’annuale Notte del Weird, e questo è dovuto principalmente a una di quelle “pause” a cui ti accennavo poc’anzi. Tuttavia, non appena è stato possibile, ci siamo rituffati con grande entusiasmo in questo mare coloratissimo e rigenerante. È sempre motivo di grande soddisfazione ricevere sinceri attestati di stima da parte di editori ed addetti ai lavori, così come abbiamo potuto notare con immenso piacere come sempre più giovani, che per semplici ragioni anagrafiche non potevano certo conoscerci, mostrino tantissima curiosità e apprezzamento per Yorick, cosa di cui siamo felicissimi. Il direttore Massimo Tassi in primis è addirittura ringiovanito, sfoggiando una freschezza e un’energia davvero invidiabile e questo mi fa un grosso piacere, perché trovo che sia una figura a cui tanti devono molto, forse anche senza saperlo e magari in buona fede, e perché si parla di uno che il suo bel segno nel mondo del fantastico italiano credo che in quarant’anni l’abbia lasciato eccome, che gli venga riconosciuto oppure no.
Venendo al secondo quesito che mi poni invece, mi sento in dovere di dire alcune cose, sperando di non essere frainteso.
Come ho detto prima, il mondo della letteratura fantastica nel nostro paese è cambiato molto. C’è stata una vera e propria esplosione di realtà editoriali, protagonisti ed eventi legati ad esso assolutamente impensabile fino ad alcuni anni fa.
Questo, se da un lato costituisce senza alcun dubbio un aspetto positivo e un vantaggio un po’ per tutti, d’altro canto a mio modo di vedere può rappresentare anche un rischio che temo si stia un po’ sottovalutando.
Mi spiego meglio: davanti a tantissime proposte che fanno la felicità di qualunque lettore ed appassionato (io per primo), tutta questa abbondanza potrebbe anche rendere più difficile il fatto di saper realmente distinguere l’effettivo livello qualitativo di tali proposte. Sempre più spesso ho come l’impressione che molte persone vivano tutto ciò come una sorta di “bulimia” letteraria: si compra e si legge di più, ma quanto di buono viene poi assimilato e viceversa quanto viene “espulso” quasi subito, magari nello spazio di un post sui social?
Il rischio concreto, secondo me, è che alla fine ci possa essere una forma di rigetto che potrebbe creare danni pesantissimi.
In tutta onestà devo anche ammettere di non avere soluzioni pronte, e sinceramente non penso nemmeno di essere in grado di poterne ideare; mi limito a fare il mio lavoro al meglio e a far notare cosa si potrebbe migliorare.
Insomma, mutando un celebre slogan, mi verrebbe quasi da dire: leggere un po’ meno, ma leggere meglio.
Passo da snob? Potrebbe essere ma la penso così, non posso farci nulla.

5) Ultima domanda: qualche anticipazione sulle prossime uscite di Yorick? Cosa bolle in pentola?

Nella “fucina delle meraviglie” di Yorick al momento sono in fase di lavorazione almeno un paio di progetti che dovrebbero (il condizionale è sempre d’obbligo) vedere la luce alla fine dell’estate per esser poi presentati alla Notte del Weird, che quest’anno si terrà sabato 26 settembre nella splendida cornice degli storici Chiostri della Ghiara, come sempre a Reggio Emilia.
Il primo è un volume interamente dedicato a Clark Ashton Smith intitolato “The Black Book” di cui non posso anticipare nulla anche perché io stesso, che pure sto collaborando al progetto, non sono a conoscenza di tutti i contenuti. In Yorick funziona spesso così: in questo modo, se anche si dovesse essere rapiti e finire nelle mani sbagliate, non si correrebbe mai il rischio di rivelare certi segreti inconfessabili!
La seconda uscita invece vedrà il ritorno della saga distopico-lovecraftiana “Chtulhu Invasion”, con la pubblicazione della settima puntata.
Anche qui nomi gloriosi del weird si affiancano a giovani speranze, in un susseguirsi di avventure mirabolanti all’insegna di un sano divertimento e del sapersi non prendere mai troppo sul serio.
Grandi penne e esordienti in rampa di lancio, questo rappresenta da sempre lo spirito di Yorick ed è la dimostrazione che si può essere “amatoriali” pur lavorando in modo serio e proponendo cose di qualità.
Il cuore nel passato, ma con lo sguardo rivolto costantemente al futuro.
Del resto credo che non sia certo un caso se il motto di Yorick, fin dagli inizi, sia sempre lo stesso: “E nuove mirabilia ci attendono!”

La redazione di Calvario coglie l’occasione per fare i complimenti a Yorick per i traguardi raggiunti, per il coraggio, per la capacità di mutare insieme ai tempi senza mai perdere la propria identità. Ringraziamo ancora una volta Andrea per la disponibilità e per l’interessante dialogo. 

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