Labor limae – racconto di Chiara Fanti
Redazione2026-09-24T15:55:21+02:00M’insinuo oltre la frontiera. Torti sentieri mi scortano al principio.
Potrei unirmi alla terra, scuoiarmi del mio nome.
Non conviene ch’io gioisca di un disegno manchevole e difettoso.
Conduco una vita errante: ispeziono senza precauzioni la superficie della mia Anima.
La visione onirica m’accompagna come un’ombra sporca, imbrattata dalla realtà. Tento di eseguire tale martellante labor limae, scolpisco incauta e accanita il blocco di marmo latteo venato. Incido con cura sistematicamente, provocando lampi di schegge dolenti che si configgono nelle carni debilitate. Divampano spore aliene, infettano il buio, l’etere. Il labor limae avanza maniacale: rinnova, mozza, ristruttura.
O prelibata frenesia!
D’altra parte, la sua assenza sfocerebbe nello svuotamento dell’alma che, anzi, s’ha da nutrire. Così, mi nutro di labor limae. Vegeto nel processo infame rincorrendo smaniosa la chimera sontuosa e mirabile. La rincorsa m’attizza, sostiene, rinfocola.
Da tergo, colgo aria di maestrale che mi sospinge con veemenza. Un formicolio nel petto.
Latita la morte, all’infinito.
Chiara Fanti