Una notte a Perturbia – racconto di Maurizio Totaro

Una notte a Perturbia – racconto di Maurizio Totaro

La sua bellezza era sfrontata. Come uno schiaffo di bianchi lunari, di foreste e di grotte dalle sculture titaniche. Chi arrivava in quei luoghi scendeva poi a valle per raccontare come sulla rocciosa punta lʼaria fosse mossa da spiriti e presenze soprannaturali. Quella terra talmente difficile da romperti le ossa.

Finito il lavoro snervante della mietitura, gli uomini del paese tappezzavano di rosso scarlatto i marmi dentro la roccia. Avevano occhi profondi e neri come il freddo patito dai primitivi. Dalle nuvole le contadine montanare si fermavano a parlare. La sera dei paesi è di colore verde e tentenna nel buio.

Il tumulto e il movimento di una folla variopinta nei giorni di massimo concorso. I ciechi sʼagitavano, gli infermi allestivano il palcoscenico per maghi, rabdomanti, guaritori e taumaturghi. – La vostra vita non sarà più, – disse qualcuno, – una scalinata che ruzzola giù. – E fra tanto vocio, fra tanto affaccendarsi, come invaso da unʼebbrezza lʼuomo si diresse verso la Torre del Mulo.

Nellʼatrio esterno, dei saraceni dormivano sotto una tenda. Dicono che è lʼunico modo per riposare dalle fatiche di questo nostro mondo appestato. Lʼuomo donò loro dei ciuffi di foglie di pino, e si mise a cercare quellʼarcano potere che emana dalle viscere della terra nelle notti di luna. Si inerpicò per la scala a chiocciola.

Su un piedistallo di legno giallo sedeva il biondo re nordico, intento a fondare il suo nuovo regno. Pazzo di furore nel suo laboratorio, le maniche della maglia di bambagia rimboccate, il sangue raggrumato sui ricami in oro. Le braccia levate verso un groviglio di rami selvatici. Lʼuomo scrutò il sovrano. Per la sua carnagione bianca e rossa, da principio lo aveva confuso per una statua. Si levò una voce, poi lʼeco di un urlo indicibile.

Ettari di terra arida e petrosa raccontano di averlo visto in seguito vagare, sotto la tonda pupilla della luna, straziando con i suoi gridi il silenzio della notte, che si incuneava interminabile nellʼAdriatico.

Maurizio Totaro

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